Vi presentiamo una serie di piatti della tradizione Sarda della Gallura, che potrete scoprire nei dintorni di Cannigione / Arzachena:
Antipasti | Primi Piatti | Secondi | Dolci | Vini e Cantine
Antipasti:

Primi Piatti:

RAVIOLI DOLCI SARDI DI RICOTTA E MANDORLE (CULURJONES DE RECOTTU O BROTZU E MENDULA):
di ricotta accompagnati da una semplice salsa al pomodoro. Li troviamo aromatizzati al limone o all’arancia, ma ciò che li contraddistingue è il sapore dolciastro, una stranezza per un primo piatto.
Ravioli dolci buonissimi con ricotta e mandorle o di sole mandorle. In sardo ravioli: culurjones, ‘ulurjones, angiolottos, culingionis, cululgiones ecc. La ricotta è chiamata nei vari paesi: recottu, rehottu, arrescottu, brotzu, brocciu.

I chiusoni:sono un formato di pasta fatta a mano che troviamo solo qui. Più grande rispetto ai famosi gnocchetti sardi (malloreddus) vengono conditi spesso con un classico sugo pomodoro e salsiccia.
Procedimento:
Preparate una spianatoia e versateci la farina di semola formando la classica fontana con un incavo al centro. Versate poi nell’incavo poco alla volta un bicchiere di acqua tiepida salata, facendola incorporare gradualmente alla semola. Cominciate ad impastare aggiungendo via via altra acqua fino a che non otterrete un impasto liscio, consistente e compatto. Se avete aggiunto troppa acqua aggiungete altra farina. Una volta ottenuta la giusta consistenza, formate una palla e lasciatela riposare per circa 30 minuti, tenendola coperta con un canovaccio leggermente umido o un foglio di pellicola trasparente da cucina.
Sfruttate il tempo di riposo per la preparazione del sugo. Prendete una casseruola, o una padella e aggiungete un filo d’olio extravergine di oliva, due spicchi d’aglio schiacciati con tutta la buccia (li eliminerete dopo la cottura del sugo). Fate soffriggere l’aglio per 2-3 minuti, poi aggiungete le salsicce spellate e sbriciolate. Fatele rosolare per bene mescolando di continuo. Quando saranno ben rosolate, aggiungete la passata di pomodoro, regolate di sale e continuate la cottura a fuoco lento per circa 40 min, tenendo il coperchio chiuso.
Riprendete la pasta, togliendo la pellicola trasparente, e disponendola nuovamente sulla spianatoia, dividetela in piccole porzioni. Da ciascuna porzione ricavate tanti piccoli cilindretti facendo rotolare l’impasto con il palmo delle mani. Tagliate i cilindretti in tocchetti di circa 3 cm ciascuno e poi uno dopo l’altro sfregateli contro un canestro con fori quadrati o una grattugia apposita in modo da conferirgli quella loro forma particolare.
Prendete una pentola, riempitela di acqua e portatela a bollore. Aggiungete una presa di sale e poi versateci i chiusoni alla gallurese. I chiusoni alla gallurese come tutti gli gnocchi galleggeranno una volta cotti, raccoglieteli con un mestolo forato e versateli in un vassoio o un piatto da portata. Aggiungete il sugo di salsiccia e mescolate per bene. Poi aggiungete un’abbondante spolverata di pecorino sardo.

Pasta ai ricci di mare: Ingredienti per 4 persone:

Preparazione: Cottura:
Fate rosolate l’aglio a pezzetti, il prezzemolo tritato, un po’ di peperoncino e i capperi (50 gr o più, in base al vostro gusto).
Unite poi le uova dei ricci.
Ricordate che le uova dei ricci non hanno bisogno di cuocere molto.
Intanto cuocete la pasta e lasciatela al dente.
Mantecatela con il vostro sugo.
Impiattate aggiungendo alla vostra pasta con ricci di mare una spolverata di prezzemolo e dei gusci dei ricci per abbellire il piatto.

La zuppa gallurese o “Suppa cuatta: Il piatto tipico delle feste è la zuppa gallurese, ora riproposta in quasi tutti gli agriturismo o ristoranti tipici. La zuppa è in realtà una specie di lasagna fatta con il pane, il formaggio e il brodo di carne. Molto semplice ma veramente molto gustosa.
Ingredienti:
- 1,5 kg di pane raffermo (o di fresa)
- 800 gr di formaggio vaccino fresco
- 100 gr di pecorino sardo grattugiato
- 1 e mezzo mazzetti di prezzemolo
- 50 gr. di burro o strutto
- foglioline di menta
- sale
Il brodo:
- 1,5 kg di carne mista (pecora e manzo)
- 2 cipolle grandi
- sedano
- concentrato di pomodoro
- 2 lt acqua
Procedimento per il brodo:
- Mettete la carne a bollire in una pentola con 2 litri d’acqua, il sedano, le cipolle e 1 mazzetto di prezzemolo.
- A metà cottura della carne (quindi dopo circa un’ora) aggiungete mezzo tubetto di concentrato di pomodoro e salate.
- Dopo due ore di cottura filtrate il brodo e lasciatelo intiepidire.
Procedimento Zuppa:
- Tagliate a fette sottili metà del formaggio fresco e tritate l’altra metà unendola al pecorino sardo grattugiato, alle foglioline di menta e di prezzemolo sminuzzate.
- Ungete una teglia con burro o strutto e procedete a riempirla disponendo uno strato di pane, brodo, formaggi grattugiati misti a prezzemolo e menta, le fette di formaggio vaccino che avete tagliato in precedenza.
- Procedete alternando 3 strati di pane, brodo e formaggio oppure 4 se utilizzate la fresa. Il pane deve essere proprio ben imbevuto. Quando la zuppa è pronta le fette non saranno distinguibili e la zuppa non dovrà essere assolutamente asciutta, ma neppure liquida
- Ultimate con uno strato di formaggio fresco così che si crei una bella crosta.
- Infornate a 180° per 1 ora e servite calda.
l riposo è importante perché la zuppa appena tolta dal forno ha una temperatura da ustione e non si riesce a sporzionarla bene. Trascorsi i venti minuti di riposo la zuppa è pronta per essere impiattata.
Secondi:

Zuppetta di cozze:
Ingredienti:
Cozze, olio extravergine di oliva, aglio, peperoncino, pomodorini freschi, basilico.
Procedimento:
Preparare in una padella il soffritto con olio, aglio, peperoncino, e le cozze ben pulite ancora chiuse.
Quando le cozze iniziano ad aprirsi aggiungere il pomodoro fresco tagliato a pezzetti.
A fine cottura spolverare con basilico tritato. Servire con crostini di pane tostato.

Ricci di Mare: Il riccio di mare è una prelibatezza in gastronomia, le uova sono eccellenti gustate crude con limone ma si utilizzano per condire molti piatti. Conosciamo meglio il riccio di mare.
Del riccio ne esistono diverse varietà, Il riccio verde, ad esempio, è caratterizzato da aculei corti e di colore verde e può essere sia selvatico sia d’allevamento.
Più comune è il riccio viola che presenta un colore variabile dal bruno al bordeaux, fino al violetto, e ha un diametro medio da 5 a 10 cm senza le spine; tra le varianti del tipo c’è quello con aculei corti e violacei.
Completiamo la carrellata con il riccio di mare comune, con aculei lunghi bruni o viola, e la sua variante dagli aculei neri e lunghi.
La stagione ideale per il consumo del riccio di mare si colloca tra fine dicembre e marzo; di solito a parte qualche realtà locale gli esemplari selvatici provengono principalmente dalla Bretagna e dal Mediterraneo, mentre quelli allevati, disponibili tutto l’anno, sono di provenienza irlandese.
Dal punto di vista nutrizionale il ridotto volume della parte edibile e il limitato utilizzo nella dieta non lasciano spazio a moltissime considerazioni.
La parte commestibile è sostanzialmente rappresenta dalle uova, caratterizzate da elevate frazioni di sali minerali, proteine e lipidi, per lo più costituiti da acidi grassi insaturi, con effetti benefici sul sistema cardiovascolare; di contro, il riccio di mare ha un elevato contenuto in colesterolo.

Pescato locale: chiaramente la Gallura come tutta la Sardegna offrono ricche bontà di pesce fresco buonissimo sia alla griglia che con le ricette tipiche locali. Quello che vi consigliamo e valutare il pescato freso che il locale dove vi trovate vi offre, o meglio ancora se avete delle amicizie fra i ristoratori fatevi consigliare.

Porcetto, porcheddu o maialetto sardo cotto al forno:
Deve essere un maiale piccolo da latte, allevato localmente e arrostito allo spiedo con cotture lunghe di almeno cinque ore.
Il consiglio è quello di cercare un agriturismo o ristorante che garantisca la provenienza della carne e che dia la possibilità di vedere lo spiedo.
Il maialino sardo è una prelibatezza tipica della Sardegna, conosciuta praticamente in tutta Italia: un piatto storico ed una colonna portante della tradizione culinaria dell’isola. Se il nome cambia a seconda della provincia nella quale vi trovate (c’è chi lo chiama proxeddu, chi porcheddu o porcetto e chi proceddu ma anche proccheddu, poleddu e pulceddu ) quello che non cambia è il modo in cui si prepara se si vuole rimanere fedeli alla tradizione. Tante varianti, certo, ma solo uno è il modo corretto. O per lo meno uno è quello che segue Davide Carta, professional griller sardo che gira tutta la Sardegna per organizzare sagre e manifestazioni durante le quali il comune denominatore è la carne alla brace e che ci ha fornito la sua consulenza.
Per preparare il porceddu (noi lo scrivano così per comodità non ce ne vogliano i nostri lettori) non si può prendere un maiale qualsiasi. Serve un maialino da latte con un’età compresa tra 40 e 60 giorni deve avere un peso compreso tra 6 e 10 chilogrammi. Questo il primo step. Quindi assicuratevi che il maialino che ordinerete al vostro macellaio di fiducia rispetti questi parametri.
COTTURA IN VERTICALE
La cottura tradizionale sarda è in verticale, con uno spiedo in legno: è sbagliatissimo cucinare il maialetto in modo orizzontale perché la carne perde i liquidi e di conseguenza perde tutto il suo gusto. Una volta posto lo spiedo in posizione verticale e messo a contatto con il calore il maiale inizia a perdere i liquidi, a quel punto si gira dall’alto verso il basso: questa operazione permette di non disperderne i sapori. La maggior parte della cottura avviene dalla parte delle costole: una volta che la calura arriva alla cotenna dal lato delle costole e si stacca dalla carne bisogna girarlo. Nell’ultima mezz’ora di cottura la cotenna cambia colore e diventa croccante.
TEMPI E BRACE
Il porceddu si prepara durante i giorni di festa, quando si ha tempo e non si va di fretta. La cottura è indiretta e i tempi oscillano tra 3 ore e mezzo e 5 ore a seconda di quanto pesi il maiale mentre la temperatura va dagli 80 ai 100 gradi.
MAI USARE SPEZIE O MARINATURE
Il bello del maialino sardo è che “canta” da solo. Non ha bisogno di aggiunte o di marinate. Non vengono usate spezie, di nessun genere, si aggiunge solo sale a cottura ultimata, altrimenti la carne si disidrata asciugandosi. Una volta cotta si può insaporire la carne con foglie di mirto.
LA COTENNA DEVE RIMANERE DURA
La cotenna non deve essere assolutamente ammorbidita, mai. In caso contrario, infatti, si perderebbe una delle caratteristiche del maialetto arrosto e si avrebbe la sensazione di carne lessa.
QUALITA’ DEL MAIALE
Tutto nasce, e finisce, con il maiale. Il segreto quindi di una buona riuscita è quello di scegliere un buon animale. La bontà dipende da peso e della salute al momento della macellazione ma, trattandosi di maialini da latte, è importante sapere come è stata nutrita la mamma la cui alimentazione deve consistere in cereali di qualità. Alla qualità della materia prima è necessario, ovviamente, aggiungere poi passione ed esperienza, avere legna a sufficienza per garantire una brace di 5 ore e mettere al bando la fretta.
Dolci:

Seadas: immancabile su qualunque cucina Sarda, è fatta con semola, formaggio fresco di pecora e miele per uno dei dolci più amati.
Cosa sono? Le Seadas, conosciute anche come Sebadas, Sebàda, Seatta o Sevada, rappresentano una specialità dolciaria tipica della Sardegna: questi due dischi di pasta fritta a base di semolaimpastata con lo strutto racchiudono un ripieno di formaggio fresco di pecora e sono condite con miele di corbezzolo o cosparse di zucchero, da qui la consuetudine di considerarle oggi come dolci. Nel passato, infatti, le seadas erano consumate come se fossero un secondo piatto o un sostanzioso piatto unico, data la presenza delle proteine e dei grassi del formaggio. Curiosa l’origine del nome, che sembrerebbe derivare dal dialetto locale “seu”, che allude alla lucida patina regalata al dolce dal miele che lo ricopre.
Ricetta,Ingredienti per la pasta:
- 300 g di farina o di semola
- 50 g di strutto
- 1 cucchiaio di olio
- acqua q.b.
- 1 cucchiaino di sale.
Ingredienti per il ripieno:
- quale formaggio usare? 300 g di formaggio di pecora fresco grattugiato o formaggio come il casu frisco
- in alternativa un formaggio acidulo non stagionato
- sale q.b.
- buccia grattugiata di limone
- Per finire: zucchero o miele di corbezzolo o castagno.
Preparazione:
Per realizzare le seadas, occorre preparare una sorta di impasto morbido: basterà creare una fontana con la semola (ma va bene anche la farina) e un po’ di acqua tiepida, a cui si aggiungerà un cucchiaino di sale, un cucchiaio di olio ed infine lo strutto. Il panetto ottenuto dovrà risultare compatto e omogeneo e andrà fatto riposare per mezz’ora. Nel frattempo, preparate il ripieno: formaggio pecorino fuso, un pizzico di sale, scorza di un limone biologico grattugiata. Trascorso questo tempo, stendete la sfoglia e ritagliate dei dischetti rotondi: al centro di ognuno ponete il ripieno preparato precedentemente e chiudetele sui bordi con un coperchio di sfoglia. Friggete le seadas in olio di oliva e servite caldissime (dopo averle fatte leggermente asciugare su carta assorbente) cosparse di miele di corbezzolo o zucchero a velo.



Pidichitti:
INGREDIENTI: 400 gr circa di farina, 10 tuorli, 10 cucchiai di olio di semi, 2 cucchiai di zucchero, 1 bustina di lievito per dolci, buccia grattugiata di un limone.
Per la glassa – 600 gr di zucchero, un bicchiere d’ acqua, mezza fiala di acqua di fiori d’ arancio.
PREPARAZIONE:
Mettete in una ciotola i tuorli e 2 cucchiai di zucchero. Iniziate a lavorarli con una frusta da cucina, fino a quando otterrete una morbida crema. Continuando a lavorare con la frusta, aggiungere lentamente l’olio e poi, senza fermarvi, inserite anche la buccia grattugiata del limone. Fatto questo, setacciate la farina con il lievito e poi aggiungetela poco per volta al composto, fino a quando riuscirete ad ottenere un impasto da lavorare con le mani.
Una volta ottenuto il vostro composto, prendete dei piccoli pezzi di pasta e realizzate delle palline grandi più o meno come una noce. Ricoprite una teglia con la carta da forno e sopra di essa depositate le palline che state facendo. Una volta che avete ottenuto tutte le palline dal vostro composto, inserite la teglia nel forno già caldo a 180 gradi e lasciatela cuocere per circa 15/20 minuti. Una volta che sono leggermente dorati, sfornateli e fateli raffreddare.
Mentre i dolci sono in forno procediamo con la preparazione della glassa (che in Sardegna viene chiamata glassa “a mesu filu”). Mettete lo zucchero in una padella molto capiente, versate il bicchiere d’acqua e insieme anche l’acqua di fiori d’arancio. Portate il tutto a bollore, lasciando evaporare l’acqua. Dopo circa 15 minuti sul bordo della padella si dovrebbe formare una leggera linea bianca di zucchero rappreso. Cosa dovete fare? Senza scottarvi, dovete versare una goccia di questa glassa sull’indice e premerla col pollice: se staccando le dita si forma un filo appiccicoso di circa mezzo centimetro allora la glassa è pronta.
Una volta che i dolci sono fuori dal forno e che la glassa è pronta, dovete versare i Pirichittus, pochi per volta, all’interno della padella, facendoli rotolare lentamente finché la glassa bianca non li ricoprirà, completamente o per una buona parte. Ora non vi resta che staccarli l’uno dall’altro, toglierli dalla padella e lasciarli raffreddare. Una volta freddi potete gustarvi questa bontà della Sardegna.

Papassini:
Ingredienti per circa 20 papassini grandi. Per l’impasto dei papassini:
- 250 g di farina 00 (per la versione senza glutine io ho usato 150 g di farina di riso + 100 di farina di mais, entrambe finissime)
- 50 g di mandorle pelate
- 70 g di gherigli di noce
- 100 g di uvetta
- 100 g di zucchero semolato
- 120 g di strutto oppure di burro
- 1 uovo intero
- 1 tuorlo
- La scorza di ½ limone non trattato
- La scorza di ½ arancia non trattata
- 1 cucchiaino di semi di finocchio
- 1 pizzico di sale
- 1 punta di bicarbonato
Per la glassa:
- 80 g circa di zucchero a velo (se siete celiaci, controllate le marche consentite)
- 1 albume
- Diavolini colorati qb (se siete celiaci, controllate le marche consentite)
Procedimento (preparazione: 20 min. cottura: 15 min.)
Per preparare i papassini o pabassinos, iniziate tenendo l’uvetta in ammollo in acqua tiepida per circa 10 minuti (1). In un mixer tritate grossolanamente le mandorle e le noci (2) e mettetele da parte. Nel mixer vuoto mettete il burro freddo di frigorifero tagliato a pezzetti, la farina (o le farine di mais e riso), la scorza di limone, quella di arancia, una punta di bicarbonato, un pizzico di sale e i semi di finocchio (3).
Frullate per qualche secondo (4), quindi aggiungete anche lo zucchero, l’uovo intero e il tuorlo (5). L’albume avanzato tenetelo da parte, perché servirà per preparare la glassa con cui coprire i papassini. Frullate ancora per qualche secondo, finché il composto non inizia ad ammassarsi. Rovesciatelo quindi sul piano di lavoro (6).
Aggiungetevi l’uvetta scolata e ben strizzata e la frutta secca tritata (7). Iniziate ad impastare con le mani; all’inizio il composto vi sembrerà difficile da impastare, ma man mano che il burro si ammorbidirà a contatto con le mani, sarete in grado di formare un panetto liscio ed omogeneo (8). Avvolgetelo nella pellicola e lasciatelo riposare in frigorifero per una mezz’ora. Trascorso il tempo di riposo, riprendete l’impasto e iniziate a stenderlo con il mattarello sul piano infarinato (9). Specie se state preparando i papassini senza glutine, infarinate bene con la farina di riso sia il piano di lavoro che l’impasto, perché potrebbe risultare un po’ appiccicoso.
Stendetelo in uno strato alto circa 1 cm-1 cm e mezzo (10). Con un tagliabiscotti o semplicemente con un coltello, ricavate dei rombi (11). Potete farli più o meno grandi, l’importante è che siano belli spessi. Io li ho fatti piuttosto grandi e ne sono venuti 20. Rimpastate i ritagli, stendete di nuovo l’impasto e formate altri papassini. Adagiateli quindi su una teglia rivestita di carta da forno (12).
Cuocete i papassini nel forno già caldo a 170° (statico) per 15-18 minuti. Quando saranno dorati estraeteli dal forno e lasciateli raffreddare completamente (13). Non toccateli finché sono caldi perché rischiano di rompersi. Passate quindi a preparare la glassa: montate a neve l’albume (14). Aggiungetevi quindi lo zucchero a velo poco a poco (15), mescolando di volta in volta per incorporarlo alla glassa senza formare grumi. Volendo potete aggiungere qualche goccia di limone o un cucchiaino di liquore all’anice per aromatizzarla.
Dovrete ottenere un composto liscio e abbastanza consistente, che non cola facilmente (16). Spalmate quindi la glassa sulla superficie dei papassini (17) e decorateli con i diavolini colorati (18). Disponeteli su una gratella e lasciateli asciugare per 7-8 ore.
Servite i papassini o pabassinos per la festa di Ognissanti o in qualsiasi altro momento dell’anno.
Nota: la glassa impiega qualche ora ad asciugare. Se volete velocizzare l’operazione, potete disporre i papassini su una teglia rivestita di carta da forno e farli asciugare nel forno bassissimo (50°, non di più, altrimenti la glassa si scurirà). In questo modo in 20-30 minuti saranno pronti per essere serviti.

Acciuleddi fritti al miele: Anche questi fanno parte del Carnevale e dei suoi dolci che in Sardegna sono essenzialmente fritti, come le zeppole o i fatti fritti, talvolta cosparsi di miele come i pistoccheddus di Santu Brau o le Orillettas. Molto simili a queste ultime sono gli Acciuleddi, dolci tipici della Gallura, che scopriamo oggi come preparare.
Ingredienti per gli Acciuleddi:
- 150 g di semola fine + 150 g di farina 00
- 80 g di zucchero
- 60 g strutto o burro
- 1 uovo
- Vino dolce e acqua
- Miele e diavoletti qb
Preparazione:
Sbattere l’uovo con lo zucchero e lo strutto. Allungare il composto con una spruzzata di vino dolce ed eventualmente un po’ d’acqua – l’acqua si aggiunge nel caso il vino dolce non fosse sufficiente per ammorbidire l’impasto – , versare nella farina in 2 o 3 volte, impastando fino a ottenere una pasta morbida e compatta. Far riposare in frigo almeno mezz’ora avvolta nella pellicola.

Frisjoli longhi o Frittelel Lunghe:
Ingredienti per un Kg di frisgioli:
– 1Kg di farina di grano duro;
– 1 cubetto e mezzo di lievito di birra sciolto in mezzo bicchiere di latte tiepido;
– 2 arance grattugiate (arance non trattate) + il succo delle due arance (facoltativo);
– mezzo bicchiere di acqua vite (ea aldenti);
– acqua poco più che tiepida (non calda) con un pizzico di sale:
Procedura:
Mettere gli ingredienti nell’impastatrice (o lavorare a mano), aggiungendo l’acqua e rendere l’impasto morbido e mai liquido. Far lavorare l’impasto sino a che compaiono delle bolle grosse sulla superficie. Solo alla fine aggiungere l’acquavite versandola a filo ( cioè deve essre come un filo sottile) e abbassare la velocità dell’impastatrice. Nel frattempo abbiamo messo a scaldare olio di semi di arachidi o girasole (o di oliva anche meglio) in una pentola ampia e alta. Portare l’olio ad alta temperatura e provare un pezzo di impasto per verificare la temperatura dell’olio. Ricordare che se il pezzetto di prova sale subito a galla significa che l’olio è caldo al punto giusto. Mettere l’impasto in una sacca a poche e versare con gesto deciso e uniforme l’impasto partendo dalla periferia della pentola sino al centro. Il foro della sacca a poche di solito è stretto ma anche questo rientra nei gusti personali ( qualcuno preferisce la frisgiola larga e spessa). Appena la frisgjola è cotta da un lato girare dall’altro e poi togliere e adagiarla su carta da cucina per assorbire l’olio in eccesso. Servire con zucchero o miele appena tolta. Deve essere mangiata calda. Quando si raffredda bastano pochi secondi in forno a microonde per scaldarla.
La ricetta della frisiola longa varia e se ne vedono di ogni specie anche perché ciascuno ha adattato la ricetta originale con varianti tipo le uova, scorza di limone o col bicarbonato di sodio (favorisce la lievitazione). Non esiste una ricetta unica e noi abbiamo dato la ricetta per un risultato ottimo e con il minimo dispendio di tempo. In antichità l’impasto a mano veniva messo accanto ad una fonte di calore per favorire la lievitazione e si usava olio di lentischio (listincu). La modernità ha portato ad ottenere risultati eccellenti, in minor tempo. Qualunque sia la vostra ricetta, la frisgjola longa è sempre una delizia specie se l’accompagniamo con un bicchiere di muscateddu timpiesu. Buon appetito e buon carnevale a tutti.
Vini e Cantine:

Cantina Tondini: Calangianus (OT)
VINI Bianchi: Karagnanj, Katala.
VINI Rossi: Siddaiu, Taroni.
VINO Passito: Lajcheddu.
VINI Spumante: Karagnanj Brut.

Cantina Capichera: ARZACHENA/S.ANTONIO (OT)
VINI Bianchi: LINTÓRI, VIGN’ANGENA, capichera Classico, capichera VT, SANTIGAÌNI.
VINI Rosè: TAMBÉ.
VINI Rossi: LIÀNTI, ASSAJÉ, MANTÈNGHJA, ALBÓRI DI LÀMPATA.

Cantina Vigne Surrau: Arzachena (OT)
VINI Bianchi: BRANU, SCIALA, SCIALA VT.
VINI Rosati: ROSÈ.
VINI Rossi: SURRAU, SINCARU, SINCARU RISERVA, BARRIU.
VINO Passito: SOLE DI SURRAU, SOLE RUJU.
VINI Spumante: SURRAU BRUT MILLESIMATO, SURRAU ROSÈ MILLESIMATO.
Cantina Tani: Loc. Conca sa raighina – Monti (OT)
VINI Bianchi: Taerra, Meoru.
VINI Rossi: Serranu, Donosu.

Cantina Unmaredivino: Loc. Su Cabrileddu, Berchidda (OT)
VINI Bianchi: Biancosmeraldo, Terra e Mare Bianco.
VINI Rosati: Rosé di Terra e Mare.
VINI Rossi: Rossosmeraldo, Oltremare, Terra e Mare Rosso.
VINO Passito: Passitosmeraldo.

Cantina Pedres: Zona Industriale Olbia (OT)
VINI Bianchi: Thilibas, Verni, Gaio (vino frizzante), Colline, Brino,
VINI Rosati: Brino Rosè.
VINI Rossi: Cerasio, Muro’s, Sulitai, Maranto.
VINI Spumante: Moscato, Pedres Brut, Pedres Brut Rose, Assolo.

Cantina Agricola Montespada: Giunchizza Trinità d’Agultu e Vignola (OT)
VINI Bianchi: VECCHIA COSTA, GIUNCHIZZA, SABBIALUCE, SOLE DI SARDEGNA.
VINI Rossi: CAREGNAN, DAMANERA RISERVA, IL MUTO – RISERVA, CANNONAU DI SARDEGNA DOC.
VINI Spumante: UNA SMERALDA BRUT, VECCHIA COSTA BRUT.
Cantina Li Duni: Badesi (OT)
VINI Bianchi: NOZZINNÀ, RENABIANCA.
VINI Rosati: Minnammentu.
VINI Rossi: NALBONI, TAJANU.

Cantina Atlantis Terre Di Sardegna: Berchidda (OT)
VINI Bianchi: CRIZIA.
VINI Rossi: MAJU.
Cantina Azienda Agricola Cau: Monti (OT)
VINI Bianchi: POESIS.

Cantina Azienda Agricola Strano: Berchidda (OT)
VINI Bianchi: STRANO.
Cantina Castello Monteacuto: Berchidda (OT)
VINI Bianchi: Nuvole di Ale,
VINI Rossi: Notte Sarda, Nessuno, Tellurem.
Cantina Campesi di Stangoni Piera Caterina: Aglientu (OT)
VINI Rossi: KARKA.

Cantina Castiglia: Calangianus (OT)
VINI Bianchi: INCUPÀ, MYALI.
VINI Rossi: PERGULA, INCIMBRÀ, INTENTU, NINO 70.
Cantina Cantina del Vermentino di Monti: Monti (OT)
VINI Bianchi: ARAKÈNA, FUNTANALIRAS, AGHILÒIA, S’ÉLEME, BÀLARI (Vino Frizzante), GITIMEL, FREELY BIANCO,
VINI Rosati: THAÒRA,
VINI Rossi: GALÀNA, TÀMARA, ABBAÌA, KIRI, FREELY ROSSO,
VINI Passiti: ALDÌOLA,
VINI Spumante: VIGNE DEL PORTALE BRUT, VIGNE DEL PORTALE BRUT ROSÈ, VIGNE DEL PORTALE BRUT MOSCATO.
Liquori: Mirto di Gallura, GRAPPA DI VERMENTINO, GRAPPA FUNTANALIRAS.
Cantina Cantina delle vigne di Piero Mancini: Olbia (OT)
VINI Bianchi: CUCAIONE, MANCINI PRIMO, VERMENTINO DI SARDEGNA, ANGEDRAS FRIZZANTE (Vino Frizzante), VERMENTINO DI GALLURA.
VINI Rosati: BURBERINO FRIZZANTE (Vino Frizzante).
VINI Rossi: FALCALE CANNONAU, SCALAPETRA, CANNONAU DI SARDEGNA, SACCAIA.
VINI Spumante: BRUT PINOT CHARDONNAY, MOSCATO DI SARDEGNA, Spumante Brut Vermentino di Gallura DOCG, ADELASIA.
Liquori: DISTILLATO DI MOSCATO, DISTILLATO DI VERMENTINO, MIRTO.

Cantina Li Seddi: Badesi (OT)
VINI Bianchi: LI PASTINI, LU GHIALI, LAGRIMEDDA,
VINI Rosati: ROSMARINA.
VINI Rossi: PETRA RUJA, MAISTRALI.
Liquori: GRAPPA DI VERMENTINO.
Cantina Murales: Olbia (OT)
VINI Bianchi: LUMENERA, MIRADAS, TUTTI I VENTI, LUMENERA VELO DE FLOR, SENTENZIA, SU SOI BIANCO.
VINI Rossi: ARCANOS, NATIVO, AI POSTERI, MILLANT’ANNI, SU SOI ROSSO.
VINI Spumante: IN FAULAS VERITAS.

Cantina Murrai: Chirialza (OT)
VINI Bianchi: LASTIMA, LASTIMA SUPERIORE.
VINI Rossi: ALENU.
Cantina Perandria: Monti (OT)
VINI Bianchi: PRINTZIPALE.
VINI Rossi: GHERRADORES.
Cantina Cantina Sociale Gallura: Tempio Pausania (OT)
VINI Bianchi: CANAYLI VT – VENDEMMIA TARDIVA, CANAYLI, GEMELLAE, GENESI, PIRAS, MAVRIANA, BALAJANA, LADAS (Vino Frizzante), ZÌVULA.
VINI Rosati: CAMPOS.
VINI Rossi: TEMPLUM, KARANA, DOLMEN.
VINI Passiti: SIMPLICIUS.
VINI Spumante: GALLURA BRUT, LADAS BRUT, VILLAE ROSÈ, MOSCATO DI TEMPIO.

Cantina Conca di Olevà: Berchiddeddu (OT)
VINI Bianchi: SORILIS, SA CONCA.
VINI Rossi: GRIMATT, CASTELLO DI ERGURI, SALTO DI GIOIS, LOGIANO.

Cantina Consorzio San Michele: Berchidda (OT)
VINI Bianchi: SINFONIA GALLURA, INVIDIA GALLURA, SUPERBIA GALLURESE.
VINI Rossi: GOLA.

Cantina Depperu: Luras (OT)
VINI Bianchi: RUINAS,LURIS.
VINI Rossi: KABARADIS, KARABADIS.
Cantina Jankara: Loc. Baddarana – Telti (OT)
VINI Bianchi: JANKARA.
VINI Rossi: LU NIEDDU.
Cantina Lu Beddu: Arzachena (OT)
VINI Bianchi: RHÉNA,BASILIO.
VINI Rossi: NOVVÈRA, RUJU.
Cantina Lucrezio R. – Distilleria: Berchidda (OT)
Liquori: Grappa di Cannonau – Collezione privata, ACQUAVITE – COLLEZIONE PRIVATA, FILUEFERRU – COLLEZIONE PRIVATA, Grappa bianca di monovitigno. Grappa di Vermentino – Collezione privata, LIQUORE DI MIRTO – COLLEZIONE PRIVATA, LIMONCELLO – COLLEZIONE PRIVATA, LIQUORE DI MIRTO – LINEA CLASSICA, LIMONCELLO – LINEA CLASSICA, FILOEFERRU – LINEA CLASSICA.
Cantina Masone Mannu: Olbia (OT)
VINI Bianchi: PETRIZZA, COSTARENAS, ROCCAÌA.
VINI Rosati: ZELUIU.
VINI Rossi: ZURRÌ, ZOJOSU, ENTU.

Cantina Sannai: Olbia (OT)
Liquori: LIQUORE DI MIRTO DI BACCHE, LIQUORE DI MIRTO E MIELE, LIQUORE DI MIRTO DI BACCHE E FOGLIE.
Cantina Sarworld: Olbia (OT)
Oli: Olio Extra Vergine di Oliva aromatizzato al Mirto, OLIO PIKKY.
Cantina Siddùra: Luogosanto (OT)
VINI Bianchi: SPÈRA, MAÌA, BÈRU.
VINI Rosati: NUDO.
VINI Rossi: ÈREMA, BÀCCO, FÒLA, TÌROS.

Cantina Tenuta Lochiri: Oschiri (OT)
VINI Bianchi: OSKOS.

Cantina Tenuta Muscazega:
VINI Bianchi: VERMENTINO.
VINI Rossi: MUSCAZEGA NEBBIOLO, LUNAS. MUSCAZEGA.

Cantina Tenute Aini: Berchidda (OT)
VINI Bianchi: INCONTRU.
VINI Rossi: INCONTRU ROSSO.

Cantina Tenute Filigheddu: Località Caldosa Arzachena (OT)
VINI Bianchi: CALDOSA, CALDOSA VENDEMMIA TARDIVA, DÈCCHITU.

Cantina Tenute Gregu: Calangianus (OT)
VINI Bianchi: SELENU, RÌAS.
VINI Rossi: ANIMOSU.
Cantina Tenute Lu Bulioni: Sant’Antonio di Gallura (OT)
VINI Bianchi: BIANCO CRISTALLINO.
Cantina Tenute Olbios: Olbia (OT)
VINI Bianchi:LUPUS IN FABULA, IN VINO VERITAS.
VINI Rossi: NESSUNO.
VINI Spumante: BISSO.

Cantina Tenute Sa Conca: Berchidda (OT)
VINI Bianchi: LOE.

Cantina Tenute Santa Maria: La Maddalena (OT)
VINI Bianchi: SANTAMARIA 143.
VINI Rossi: 143.

Cantina Vigneti Zanatta: Olbia (OT)
VINI Bianchi:ORION, PILOSDORO.
VINI Rossi: SALANA.
VINI Spumante: PROSECCO DOCG VALDOBBIADENE, PROSECCO DOC TREVISO.

Cantina Vini Mura: Loiri-Porto San Paolo (OT)
VINI Bianchi: SIENDA, OMNIA, CHEREMI.
VINI Rossi:CORTES, BAJA, NEBIDU.

Cantina Vinicola Tamponi: Calangianus (OT)
VINI Bianchi: VERMENTINO.
VINI Spumante: SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT, SPUMANTE METODO CLASSICO DEMI-SEC.


















